ApprofondimentiGravidanza durante il Covid: 4 emozioni da gestire bene - Genitori e Poi

18 Febbraio 2021
Quattro piccoli suggerimenti su come gestire i principali sentimenti negativi che possono sorgere durante la gravidanza in periodo di pandemia.

La convivenza con il Coronavirus ha portato molte mamme e molti papà a condurre l’esperienza dell’attesa di un figlio diversamente da come si erano prefigurati: un’esperienza priva di contatti, della vicinanza di amici e parenti, con l’obbligo di sostenere le visite di controllo in solitudine, col viso sempre coperto dalla mascherina, la paura del contagio unita a sentimenti di profonda ingiustizia, sconforto, rabbia. Senza ignorare il classico ma sempre infido senso di colpa.

Dal punto di vista emotivo tutto questo è normale: siamo arrabbiati perché ci sembra di aver subito un torto, di essere stati privati di qualcosa che ci spettava “di diritto”, che tutti prima di noi hanno avuto e che adesso si sta rivelando diverso da ciò che speravamo. Siamo tristi perché sentiamo di aver perso qualcosa di insostituibile e ci tocca fare i conti con questa perdita.

Alcune mamme e alcuni papà raccontano di sentirsi in colpa per avere avuto pensieri di questo tipo, come fosse una mancanza di rispetto verso il loro piccolo: credono che sentirsi tristi o rabbiosi per il momento che stanno attraversando possa significare non amarlo abbastanza, oppure temono che queste emozioni sgradevoli possano avere ripercussioni sullo sviluppo del feto e sul rapporto che il bambino avrà con loro una volta nato.

Cosa possiamo fare, allora, per gestire queste emozioni e questi pensieri facendo in modo che non interferiscano con l’esperienza dell’attesa che desideriamo?

Ecco quattro piccoli spunti su quelle che sono le sensazioni più frequenti dei genitori in gravidanza al tempo del Covid-19. Quattro suggerimenti che possono aiutarci a creare un nuovo equilibrio che, dall’interno all’esterno, ci aiuti a gestire al meglio anche i nostri vissuti più difficili.

 

  1. Perché proprio a me? Cosa ho fatto di male?

Quando arrivano questi pensieri la prima cosa da tenere a mente è ogni essere vivente che abita questo mondo prova una certa quota di dolore, per tanti motivi che spesso non possiamo nemmeno immaginare. Ma se da un lato il confronto può aiutare, dall’altro bisogna ricordare che sarà sempre a nostro sfavore, ovvero sembreremo sempre noi quelli coi guai maggiori, coi problemi più gravi: in una parola, i più “sfigati”. Ma non fidatevi di questa impressione.

Solo noi, infatti, tocchiamo con mano tutte le nostre vicissitudini e difficoltà quotidiane, mentre spesso conosciamo poco o nulla di quelle degli altri, anzi, ne ignoriamo la maggior parte, sapendo solo ciò che vogliono farci sapere. Che “l’erba del vicino sia sempre la più verde”, insomma, è solo una errata percezione. Proviamo quindi a riportare l’attenzione a ciò che stiamo vivendo, limitando i paragoni e cercando invece di capire cosa e perché in questo momento ci fa soffrire.

 

  1. Non è giusto!

È vero, probabilmente stai vivendo un’esperienza diversa da quella che avevi immaginato e pensi che ciò non sia giusto. Talvolta siamo portati a credere che alcune cose ci spettino di diritto, che siano scontate. E se ciò non avviene sentiamo di subire un torto, ci arrabbiamo con il mondo, con gli altri, perfino con noi stessi.

Dobbiamo però fare lo sforzo di ammettere che non tutte le cose possono essere sotto il nostro controllo, che gli imprevisti accadono e che anche una situazione molto spiacevole come questa pandemia può rappresentare un ostacolo che non avevamo previsto, ma che non sta accadendo “contro” di noi o “a favore” di altri

Quella del coronavirus, infatti, è un’esperienza che stiamo condividendo con milioni di donne e uomini in tutto il mondo: non siamo gli unici a sentirci arrabbiati o spaventati. Ma attenzione, la rabbia fine a se stessa non ci facilita: riconosciamola e accettiamola, non diamole ulteriore carburante. Proviamo invece a darle un nome, come se fosse un ospite con cui condividiamo la nostra casa, senza però dimenticare che la nostra casa è fatta di tante altre – bellissime – emozioni! Cerchiamole nella quotidianità e anche nelle piccole cose: in questo modo riusciremo a non ricordare la nostra esperienza di attesa di un figlio come un’esperienza di sola ingiustizia.

 

  1. Se mi sento così giù vuol dire che non ci tengo abbastanza…

È un pensiero più comune di quanto si pensi: “Perché sono così arrabbiata/o e sconfortata/o? Dovrei essere al settimo cielo, aspetto un figlio! Non è forse abbastanza?”

Ebbene, ti sarà di conforto sapere che no, non lo è. Per quanto possa essere grande, la gioia di aspettare un figlio non cancella ciò che accade attorno a noi. La gestazione non è garanzia di felicità in ogni cellula del nostro corpo e in qualsiasi situazione. Siamo esseri umani e in quanto tali siamo fatti anche di emozioni spiacevoli, che tra l’altro ci aiutano a rapportarci col mondo perché ci dicono qualcosa su di esso.

Sentirsi tristi o arrabbiati perché stiamo vivendo un momento difficile – e quale esempio migliore di questa pandemia – non significa non avere abbastanza a cuore il figlio che stiamo aspettando: l’attesa non è un’isola felice, al riparo dallo sconforto. È, semmai, un turbinio di emozioni e vissuti, che in un momento storico particolare come quello che stiamo attraversando possono amplificarsi e venire a galla più facilmente. 

In conclusione, essere avviliti e provare emozioni sgradevoli circa l’attesa del bambino non ha nessun nesso col pensare: “sono un cattivo genitore, non lo desidero abbastanza”. Non amerai di meno tuo figlio perché durante la gravidanza hai dovuto superare numerosi ostacoli e questo ti ha fatto avvertire stanchezza e fragilità. E se anche talvolta qualche pensiero negativo dovesse attraversare la tua mente, prova a ricordare e a ripeterti la frase “io non sono i miei pensieri”: le negatività passano, le epidemie pure, ma genitori lo si è per sempre.

 

  1. Queste emozioni avranno ripercussioni sul bambino e sul nostro rapporto?

È bene ripeterlo: sentirsi tristi o arrabbiati durante l’attesa di un bambino è perfettamente normale. Tutti i genitori avvertono queste emozioni, sebbene alcuni provino a reprimerle e a non esternarle.

Il rischio di avere strascichi però c’è e non si può negare: già nel pancione i bambini “assorbono” ciò che accade all’esterno, quindi un periodo di stress prolungato si potrebbe ripercuotere sulla gravidanza e sulla salute del nascituro a causa, ad esempio, di una maggiore secrezione di cortisolo, il cosiddetto “ormone dello stress”. 

Cosa si può fare, dunque, per impedire alle emozioni spiacevoli di prendere il sopravvento?
Se, come detto, il confronto può aiutare fino a un certo punto poiché può portare a vedere l’erba del vicino sempre più verde della nostra, parlarne con un esperto elude alla base questo rischio.
Solo un professionista del benessere, infatti, è in grado di tracciare una cornice all’interno della quale circoscrivere ogni esperienza emotiva. Per riconoscerla, anzitutto, riuscire a guardarla con occhio esterno, accettarla senza giudizio e, infine, imparare a gestirla. 

Per chi volesse approcciarsi consapevolmente all’esperienza dell’attesa, il progetto Genitori E Poi mette a disposizione diversi percorsi di accompagnamento alla gravidanza, alla nascita e alla genitorialità: perché conoscere e saper riconoscere ciò che avviene dentro di noi, i nostri vissuti, ci aiuta a meglio definire la madre o il padre che diventeremo.

 

D.ssa Federica Brindisino

Psicologa Clinica e Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale.
Presidente di Destina Ets e referente del progetto di supporto parentale “Genitori E Poi”.

 

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