ApprofondimentiNeo papà: gioie e dolori maschili nel post parto - Genitori e Poi

21 Marzo 2021

Nel secondo dei tre articoli dedicati alla figura paterna ci soffermiamo sul punto di vista maschile nei primi mesi di vita del bambino, cercando di capire quali siano le emozioni prevalenti e perché in alcuni casi il padre si lasci andare a rappresentare solo “colui che porta il pane a casa”.

 

È normale che un padre o una madre possano impiegare del tempo per sentirsi a proprio agio nel nuovo ruolo genitoriale?

La risposta è: si, è perfettamente normale.

È normale sentirsi destabilizzati, soprattutto nel periodo successivo al parto, quando si inizia a prendere confidenza non solo con il nuovo arrivato ma anche con il nuovo ruolo genitoriale e con le nuove dinamiche di coppia, familiari, sociali, lavorative.

Si dice che la donna diventi mamma appena scopre di essere incinta, mentre l’uomo divenga papà la prima volta che prende suo figlio in braccio. Credenze popolari ma che possono celare qualcosa di vero: scopriamo cosa.

 

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Il Paternal Blues: non è facile essere un neo papà

Chi l’ha detto che il baby blues, l’ansia e la depressione post parto tocchino solo le mamme?

Specialmente tra il terzo e il sesto mese di vita del bambino, anche i padri possono manifestare alcune difficoltà affettive, genericamente definite Paternal Blues ma non ancora riconosciute formalmente in ambito medico e psicologico.

Ma al di là delle etichette, non capita di rado che un padre possa sentirsi inadeguato, inutile, frustrato, secondario in tutto e per tutto alla figura materna. La naturale stanchezza fisica e mentale, unite alla sensazione di non riuscire a fare fronte alle necessità del neonato e della partner, possono portare il padre a ripensare malinconicamente a com’era la sua vita prima dell’arrivo di questo figlio che sembra avergli sottratto tempo ed energie.

Eppure di fronte a un cambiamento importante ogni essere umano può sentirsi incerto e spaventato. Ad ogni giro di boa dell’esistenza, l’equilibrio psicologico è sottoposto a una destabilizzazione e ciò non avviene solo in caso di eventi stressanti e negativi come lutti, divorzi o perdita del lavoro.

Anche cambiamenti positivi e magari molto desiderati come matrimoni, traslochi, promozioni e ovviamente la nascita di un figlio, contribuiscono a minare la nostra routine quotidiana e, di conseguenza, la nostra stabilità emotiva. Perché implicano comunque una modifica della nostra identità personale e necessitano dunque di trovare un nuovo equilibrio tra vecchie e nuove abitudini, vecchio e nuovo status. E ciò richiede impegno, pazienza e una certa dose di fatica.

 

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Il “terzo” nella coppia e i cambiamenti nella sfera sessuale

Un’altra situazione abbastanza naturale è vivere sentimenti di solitudine dovuti alla creazione, più o meno consapevole, della diade mamma-bambino: capita che in alcuni momenti quali l’allattamento, il cambio del pannolino, il bagnetto, il padre possa sentirsi “di troppo”, talvolta anche geloso di questa nuova intimità che gli viene preclusa. Questo vissuto può essere accentuato dai cambiamenti nella sfera sessuale spesso presenti nei mesi successivi al parto e che possono insinuare nell’uomo la sensazione di non essere più desiderato dalla partner.

Quello che spesso non si considera, però, è se e quanto una neo mamma possa sentirsi a disagio con il proprio corpo ancora provato dall’esperienza della gravidanza e del parto: può provare dolore, stanchezza, avvertire un minore desiderio anche a causa degli sconvolgimenti ormonali. Senza dimenticare una possibile depressione post partum o il timore di una nuova gravidanza.

Il risultato è che il neo papà possa sentirsi respinto o aver timore di avvicinarsi alla partner per non arrecarle dolore o fastidio. L’intimità ne risulta così compromessa e può accadere che i papà vivano questa condizione come una sorta di “emarginazione” dalla nuova coppia mamma-bambino.

La risposta che ne può conseguire è che il padre, avvertendo come una sorta di “alienazione” dal ruolo paterno inteso in senso affettivo, investa inconsciamente gran parte delle sue energie laddove pensa di sentirsi più utile, ovvero rifugiandosi nello stereotipo del breadwinner, colui che “porta il pane a casa”.

Nel tentativo di sentirsi meglio con se stesso, va così a configurare un modello di gestione familiare in cui egli diventa quasi esclusivamente un supporto economico e materiale, delegando alla mamma la maggior parte degli aspetti relativi all’accudimento del neonato.

Nel caso in cui il papà viva una condizione lavorativa precaria o di disoccupazione, poi, non è difficile immaginare quanto questo possa generare sconforto, frustrazione e in molti casi vergogna e senso di colpa.

 

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Come gestire queste emozioni?

Abbiamo visto, dunque, come spesso le emozioni, i bisogni, le paure o i desideri dei papà rimangano tristemente inespressi. Condividerli, invece, è la chiave per riuscire a guardarli con altri occhi, riconoscerli e capire come gestirli.

Un neo papà che si occupa del proprio benessere psicofisico, infatti, non sta soltanto prendendosi cura di sé stesso bensì anche del suo bambino e della relazione che con lui andrà a costruire. La maggior parte dei problemi di comunicazione con i figli fino ad arrivare a situazioni estreme di comportamenti aggressivi, infatti, sono spesso dovuti a difficoltà inizialmente inespresse e irrisolte. Un padre che si lascia andare a un progressivo disinteresse nell’accudimento del neonato, farà più fatica a recuperare poi quando questi cresce e diventa bambino, adolescente, uomo.

È importante, dunque, che il neo genitore acquisisca le competenze necessarie per riconoscere determinate situazioni come ad esempio i frequenti sbalzi d’umore che, come dimostrato da numerosi studi, possono aumentare le probabilità che il bambino sviluppi alcuni disturbi quali deficit di attenzione e iperattività, disturbo della condotta e dell’umore o addirittura ritardi nello sviluppo psicomotorio.

Conoscere e saper riconoscere ciò che avviene dentro di noi, i nostri vissuti, ci aiuta a meglio definire la madre o il padre che diventeremo.

 

D.ssa Federica Brindisino

Psicologa Clinica e Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale.
Presidente di Destina Ets e referente del progetto di supporto parentale “Genitori E Poi”

 

 

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